La mamma, il figlio undicenne e il web

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Come genitori siamo in dovere di difendere i nostri figli da tutto. Tutto.

Dai vaccini. Dai bambini non vaccinati. Dal glutine. Dalle intolleranze. Dai vegani. Dalla carne. Dalle zanzare. Dai pesticidi. Dai prodotti naturali che non funzionano. Dagli altri bambini cattivi che gli rubano i giocattoli. Dai bambini che gli prestano i giochini per la Play. Dalle maestre cattive. Dalle maestre che non li stimolano.

Ma, soprattutto, dal WEB.

Mi ricordo che mia madre si preoccupava principalmente che non accettassi caramelle da sconosciuti. Nessuno sconosciuto mi ha mai offerto caramelle. E ora le accetterei volentieri, dato che mio figlio finisce qualsiasi cosa di vagamente dolce che compare in casa…

Ma torniamo al WEB. Questo mostro. Questa cosa sconosciuta – soprattutto ai genitori over 30. (Ma anche sconosciuta ai più giovani, diciamocelo: tanto ogni tre per due esce qualcosa di assolutamente innovativo di cui nessuno può fare a meno e di cui nessuno capisce nulla, tantomeno gli eventuali pericoli).

Ma io, come non mi stanco mai di dirmi, sono una mamma moderna e attenta.

Sono bravissima: mi documento (leggo le prime tre righe dell’articolo riguardante la nuova minaccia web, tanto più o meno basta il titolo), parlo con le altre mamme (“Oh, ma hai sentito di ‘sta storia della foto che girava su internet? Bruttissima, bisogna stare attenti, eh…Allora? Quando ce lo prendiamo un aperitivo?”), chiedo consigli ai miei amici che lavorano nel campo (“Senti, mettimi te i blocchi al cellulare di mio figlio che io non so come si fa”).

Perché ovviamente mio figlio di neanche 11 anni ha lo smartphone. Che avevo giurato non avrebbe avuto fino alla prima liceo. Lasciamo perdere.

Ho almeno avuto la prontezza di riflessi di dirgli che, pena il ritiro immediato del telefono, avrei sempre dovuto avere il codice. E controllo, ogni sera, la cronologia di Safari. Terrorizzata di scoprire che mio figlio va su siti spaventosi, con scene di sesso, chat con sconosciuti, violenza e qualsiasi altra cosa terribile a cui potrebbe essere esposto molto troppo presto.

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La cronologia di mio figlio è più noiosa di una partita a bocce…

Finora ho tirato lunghi sospiri di sollievo. Poi è arrivata La Balena Blu. Effettivamente terrorizzante. Giornalate. Titoli a caratteri cubitali. Articoli (che ho letto per intero!). Polizia Postale in allerta. Indagini. Tragedie.

E mi metto a riflettere. Rifletto che mio figlio non è scemo, non si farebbe fare un lavaggio del cervello così. Che lo sa che può parlare con me di tutto. Che se dovesse iniziare a guardare cose strane o ad avere comportamenti anormali lo noterei e potrei essergli subito di aiuto.

Leggo ancora. Psicologi, sociologi, professori. Il consiglio è più o meno unanime: parlate con i vostri figli. Parlatene. Leggete insieme gli articoli a proposito della Balena Blu. Spiegate. Incoraggiate le domande (anche se ne sapranno più di voi, probabilmente). Mai, MAI sottovalutare la cosa e pensare che sarà più forte e non cascherà in queste cose.

Ho preso la mia decisione, ben ponderata e istruita: appena mio figlio rientra dal parco gli parlerò. Lo so che farà quella faccia da furbo e mi dirà: “Ma dai, mamma, sono tutte cretinate. E te di queste cose non capisci nulla. E poi io non sono mica uno sfigato”.

E io risponderò che invece bisogna parlarne, deve capire i meccanismi pericolosi che portano ad addentrarsi nel WEB. Devo spiegargli con calma che non è una cosa da prendere alla leggera e che è meglio essere informati per non cadere in cose brutte.

Eccolo: lo sento per le scale.

Apre la porta.

Ha gli occhi sbarrati e il fiato corto.

“Mamma! Ti prego, NON scaricarmi la App della Balena Blu sennò poi muoio!”

“Ma sei scemo? Non è mica una App!”

Tara