IL TENNIS E I BAMBINI: INTERVISTA AD ALESSANDRO VIRGILI

Visto Mamma - IL TENNIS E I BAMBINI: INTERVISTA A ALESSANDRO VIRGILI

Intervistiamo Alessandro Virgili, honoris causa International Coach e Maestro Uisp Nazionale Tennis, coordinatore, presso il centro Wellness, Viale Malta a Firenze , dell’Accademia “Pecos Bill “.

Visto Mamma - IL TENNIS E I BAMBINI: INTERVISTA A ALESSANDRO VIRGILI

Caro Alessandro, hai accompagnato e preparato i tuoi tre figli nel tennis raggiungendo ottimi risultati con ciascuno di loro, quale è stato secondo te il segreto di questo successo?

Direi conoscenza, pazienza, passione.

Si dice che il tennis porti ad un sviluppo asimmetrico del corpo del bambino, cosa c’è di vero in questa affermazione?

Lo si poteva sostenere un tempo, adesso, gli attrezzi adeguati all’età e la metodologia didattica impediscono l’insorgere di questi dimorfismi, peraltro evidenti e funzionali solo per chi svolge attività intensa.

Da che età reputi che un bambino maschio possa cimentarsi nel tennis e da quale età una femmina?

Secondo me non c’è distinzione tra maschio e femmina, l’unica differenza può essere che il bambino tende a cimentarsi subito con la racchetta e il gioco del tennis propriamente detto, mentre la bambina ama gli esercizi propedeutici.

Cosa insegna da un punto di vista psicoemotivo il tennis ai bambini?

In particolare insegna a porsi sempre davanti a un problema, provando a risolverlo assistiti dal maestro. E’ uno sport molto interiore che porta ad esternare molte emozioni che in tal modo si possono riuscire ad equilibrare. A livello di psicomotricità è ottimo per scoprire al meglio la propria lateralità.

Per quali motivi (sia di ordine fisico che mentale) consiglieresti a una mamma di far provare ai loro figli questo sport?

Sul piano atletico ormai si opera in maniera tale che il bambino impara a conoscersi e a migliorare le proprie attitudini motorie. Noi per esempio nel nostro centro giochiamo anche a basket, baseball, dodgeball, hockey, calcio, fresie.. e facciamo riscoprire tanti movimenti che nell’epoca moderna si sono atrofizzati a vantaggio di tv,computer e scolarità’ a tempo pieno,cioè di sedentarietà eccessiva. Mentalmente è sicuramente uno degli sport più educativi .

Come si svolge la lezione di tennis di un bambino di otto anni nel centro in cui insegnate tu e i tuoi bellissimi figli?

Normalmente l’approccio è prima di natura umana e socializzante, poi di solito c’è una verifica delle qualità atletiche di base e poi si passa a far provare i primi gesti tennistici. Quest’anno ho proposto un’impostazione tipo vecchio oratorio, tutti insieme, grandi, piccoli, bravi e apprendisti, e si è rivelato un successo strepitoso anche per facilitare l’inserimento di tutti i nuovi arrivati.

Da quali elementi ti accorgi se il tennis è adatto per un bambino e da quali se un tuo allievo ha i numeri per diventare un campione?

Il tennis è adatto per tutti: basta che maestri, genitori e lo stesso bambino sappiano e comprendano che ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso di apprendimento… Per avere la sensazione che uno possa diventare un campione, il primo sintomo è la grande passione e motivazione profonda che dimostra di avere il bambino.

 

Tu che sei oltre che un grande allenatore, una persona molto sensibile, cosa può fare una mamma per capire quale è lo sport giusto per suo figlio?

Direi che in una fase iniziale si potrebbero far provare al proprio figlio alcuni sport, anche se il bambino piccolo di solito segue l’esempio dei genitori o è spinto da una passione del genitore. Qui da noi quasi sempre sono i bambini che lo scelgono, perché il tennis deve proprio piacere altrimenti per forza non si fa.

Se un bambino dopo alcune lezioni si rifiuta e piange per non tornare a lezione, una mamma deve assecondarlo e non riprovare più, o magari riproporglielo più avanti?

Ho scelto “ l ‘Oratorio”perché un bambino possa venire ogni giorno quando lo desidera e ne ha voglia, senza sentirsi obbligato a venire quel tal giorno per forza. Si sa bene che quando sono piccoli i bambini sono a volte un po’ volubili o possono essere stanchi per la scuola o quel giorno non ne hanno voglia: tutto normale …Certo se il bambino proprio soffre, addio tennis…Magari da grande tornerà…mai forzare la mano.

Come deve comportarsi un genitore di fronte ad una passione sportiva del figlio?

Assecondarla, perché le vere passioni producono sempre grandi risultati in termini umani e spesso anche di risultati effettivi.

Fino a che età deve essere stimolato l’aspetto ludico e da che età quello agonistico?

Io personalmente propongo quello che chiamo l’incontro del sabato pomeriggio, cioè quello che in realtà è un torneino, anche ai bambini principianti. E’ una forma di educazione all’agonismo in cui interagiamo ed educhiamo i bambini, i genitori e anche noi stessi a contatto con le emozioni dei bambini: tutti si divertono come matti stando insieme e condividendo le stesse emozioni… Qualcuno, di solito le ragazze più grandicelle, preferiscono solo la lezione. Noi perciò proponiamo, ma non forziamo nessuno. Qualcuno ama anche solo il diletto e il piacere di fare tennis e conoscerlo a prescindere dal suo aspetto competitivo. Il maestro deve saper interpretare il bambino.

Nei tuoi insegnamenti, dove si colloca il punto di equilibrio tra competizione e lo spirito sportivo?

Non c’è un punto di equilibrio: la cosa bella per far amare il tennis è far capire che, pur con certe frustrazioni e contraddizioni che fanno parte di ogni situazione sportiva, competizione e spirito sportivo sono in realtà la stessa cosa. Chi impara infatti a interpretare e vivere così anche l’aspetto agonistico del tennis e dello sport in generale, ne scopre la vera essenza e può diventare un campione, un eroe che tutti amano e in cui tutti si riconoscono.

Ringraziamo Alessandro Virgili per le sue preziose informazioni.

Anastasia